Per tutti coloro che ci chiedono: neanche il pesce?

Tutto questo importa? Importa abbastanza da indurci a cambiare quello che mangiamo? Forse quello di cui avremmo bisogno sono etichette migliori che ci permettano di prendere decisioni più avvedute sui pesci e sui prodotti ittici che compriamo? Che conclusione trarrebbero gli onnivori più selettivi se su ogni salmone che mangiano ci fosse un’etichetta che informa di come salmoni d’allevamento lunghi settantacinque centimetri trascorrano la vita nell’equivalente di una vasca da bagno d’acqua e abbiano gli occhi che sanguinano per il troppo inquinamento? E se l’etichetta spiegasse che l’acquacoltura provoca un’esplosione delle popolazioni di parassiti, l’aumento delle malattie, il deterioramento dei geni, nuovi microorganismi resistenti agli antibiotici?
Ci sono cose, però, che possiamo sapere senza leggere l’etichetta. Mentre è realistico pensare che almeno una certa percentuale di vacche e maiali sia macellata in fretta e bene, nessun pesce ottiene una buona morte. Neppure uno. Non c’è bisogno che tu ti chieda se il pesce che hai nel piatto abbia sofferto. Ha sofferto.

Jonathan Safran Foer, Se niente importa, Guanda.

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